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AW LAB è il retailer italiano di riferimento per lo sport-style. Propone una vasta collezione di sneaker dei brand sportivi internazionali più famosi e un vasto assortimento di modelli esclusivi realizzati in collaborazione con loro. La proposta si completa con una collezione di capi d’abbigliamento e accessori dei maggiori brand sportswear e con la private label di abbigliamento BeAW.
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L’isola che non c’è c’è davvero
Maria Seton guida un team di geologi presso l’Università di Sydney, e immaginatevi la sua faccia quando ha scoperto che l’isola che non c’è…c’è! Ovvero, che gli operatori di Google Maps hanno inserito un’isola, Sandy Island, tra l’Australia e la Nuova Caledonia, l’hanno misurata in 26 chilometri e l’hanno rappresentata, appunto, su tutte le mappe. Ma l’isola, signore e signori, non esiste.  Solcato il del Mar dei Coralli, pronti ad attraccare sulle coste di Sandy, gli scienziati australiani hanno trovato… Un buco nell’acqua—e nemmeno è possibile che l’isola sia stata nel frattempo sommersa, dato che il fondale è profondo 1.400 metri.  «Ci siamo fatti tutti una bella risata alla faccia di Google —ha dichiarato Steven Micklethwaite della University of Western Australia—Poi abbiamo iniziato a compilare le informazioni sul fondo marino per inviarle alle autorità competenti, in modo che possano modificare la mappa del mondo» Maria Seton guida un team di geologi presso l’Università di Sydney, e immaginatevi la sua faccia quando ha scoperto che l’isola che non c’è…c’è! Ovvero, che gli operatori di Google Maps hanno inserito un’isola, Sandy Island, tra l’Australia e la Nuova Caledonia, l’hanno misurata in 26 chilometri e l’hanno rappresentata, appunto, su tutte le mappe. Ma l’isola, signore e signori, non esiste.  Solcato il del Mar dei Coralli, pronti ad attraccare sulle coste di Sandy, gli scienziati australiani hanno trovato… Un buco nell’acqua—e nemmeno è possibile che l’isola sia stata nel frattempo sommersa, dato che il fondale è profondo 1.400 metri.  «Ci siamo fatti tutti una bella risata alla faccia di Google —ha dichiarato Steven Micklethwaite della University of Western Australia—Poi abbiamo iniziato a compilare le informazioni sul fondo marino per inviarle alle autorità competenti, in modo che possano modificare la mappa del mondo»

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